Un enigma rimasto muto per cinque secoli
Nel Cappellone di San Giacomo della Marca, a pochi passi dalla celebre tomba Ferrillo del Chiostro di Santa Maria La Nova, campeggia da sempre una piccola lastra dipinta: un intreccio di sigle latine, grafemi slavi e tracce di colore che gli eruditi dell’Ottocento definirono “scrittura barbarica” e che gli studiosi del Novecento relegarono fra i misteri irrisolvibili di Napoli. L’iscrizione, insomma, era nota, fotografata, catalogata; ciò che mancava era la chiave per leggerla.
La svolta dell’estate 2025
Nel luglio 2025, dopo due anni di rilievi fotogrammetrici e imaging multispettrale, un’équipe dell’Università “Babeș-Bolyai” di Cluj-Napoca, affiancata da paleografi dell’Università “Suor Orsola Benincasa”, è riuscita per la prima volta a ricomporre il testo completo. Le lettere, sottili come filigrana, sono emerse sotto lampade UV e IR; una volta trascritte, hanno restituito un elogio funebre insospettato:
«A colui che è stato ucciso due volte dai suoi nemici e fu onorato come un martire.
Il sovrano dei Valacchi, Vlad il Pio, se ne è andato in pace lodando sempre Dio nel luogo dove è sepolto.»
Nessun altro Vlad valacco, nella seconda metà del Quattrocento, vanta una biografia che combaci con quelle parole quanto Vlad III Țepeș: due prigionie, una reputazione di cane da guerra contro l’impero ottomano, un’aura di martire militante.
Perché la traduzione conta
Da vent’anni simboli araldici “fuori posto” (l’elmo con il dragone dell’Ordine del Dragone, le sfingi-Tepes, i delfini-Dobrugia) suggerivano che la tomba Ferrillo potesse custodire il voivoda trasformato in Dracula dalla letteratura gotica. Mancava, però, un testo esplicito. La traduzione 2025 lo fornisce, e lo fa con quattro elementi decisivi:
Il nome «Vlad» associato al titolo di «sovrano dei Valacchi».
La formula “ucciso due volte”, che riecheggia le cronache sulle due cadute in mano nemica del voivoda.
L’elogio “defensor fidei” celato nella qualifica di martire, coerente con l’iconografia anti-ottomana dell’Ordine del Dragone.
La chiusa topografica («nel luogo dove è sepolto»), che rivendica la presenza fisica delle spoglie proprio dentro Santa Maria La Nova.
Metodologia e datazione
La superficie è stata mappata con un modello 3-D a 60 micron; l’analisi Raman ha identificato cinnabro e azzurrite di provenienza carpato-danubiana; la paleografia, confrontata con messe cantate valacche del 1470-1500, colloca l’esecuzione tra il 1480 e il 1490: gli stessi anni in cui Maria Balsa, ritenuta figlia o nipote di Vlad, compare nei registri napoletani e sposa Giacomo Alfonso Ferrillo.
Cosa cambia oggi
La tomba rimane chiusa – nessuna indagine endoscopica è stata ancora autorizzata – e un confronto genetico con eventuali resti valacchi resta ipotetico. Tuttavia la cornice documentaria si compone: epigrafe, araldica, cronologia dinastica, provenienza dei pigmenti. Fra le molte città che rivendicano Vlad III, Napoli può ora offrire il documento più chiaro: parole incise nel muro, non favole ottocentesche.
Una visita regale sulle tracce del voivoda
Le principesse Maria Carolina e Maria Chiara di Borbone delle Due Sicilie, figlie di Carlo di Borbone, duca di Castro, e della principessa Camilla Crociani, hanno voluto vedere con i propri occhi il luogo in cui riposerebbe il grande condottiero valacco, alleato di re Ferrante d’Aragona.
Guidate dal direttore del complesso, professor Giuseppe Reale, le due giovani eredi hanno attraversato il chiostro, sostando dinanzi alla tomba Ferrillo, quindi sono entrate nella cappella Turbolo per osservare l’epigrafe ormai decifrata. La visita, conclusa all’ombra degli affreschi seicenteschi, ha suggellato simbolicamente il legame fra la Napoli aragonese e le vicende balcaniche del Quattrocento.
Nuovi percorsi di visita e di studio
Il complesso ha allestito il tour «Nel segno del Dragone»: un video introduttivo nell’Antica Sagrestia, la tomba Ferrillo e la lastra tradotta illuminata a luce radente, la cappella Turbolo con il “Codice La Nova”, il museo ARCA con una sezione sull’Ordine del Dragone. Università e Soprintendenza preparano un protocollo per un’ispezione non invasiva del sepolcro; intanto, a novembre 2025, Napoli ospiterà il convegno internazionale Dracula tra croce e corona.
Servizio TGCOM24
Nel servizio, accompagnato dalle immagini suggestive del chiostro, della cappella Turbolo e del busto commemorativo di Vlad, viene raccontata la storia del restauro e della decifrazione, con intervistea esclusive al direttore Giuseppe Reale.
Conclusione
Che esista o meno una prova forense definitiva, l’epigrafe tradotta nel 2025 cambia la prospettiva: l’ultimo respiro di Vlad il Pio potrebbe essersi fermato sotto i cassettoni dorati di Santa Maria La Nova. Oggi il complesso invita a leggere quella frase in loco, dove una luce discreta restituisce voce a un antico martire e, al tempo stesso, al più celebre vampiro d’Europa.